Leonardo Cesaretti giovane arbitro e Alfiere della Repubblica

Il Presidente Sergio Mattarella consegna l'Attestato d’Onore a Leonardo Cesaretti Alfiere della Repubblicalica. (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

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Lo scorso 13 marzo Leonardo Cesaretti è stato insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’Attestato d’onore di “Alfiere della Repubblica”. Sono stati ventinove i giovani ragazzi, provenienti da tutta Italia, che hanno ricevuto questo premio perché distintisi in iniziative di solidarietà e in favore degli altri. 

Leonardo ha 16 anni abita ad Albano Laziale e dal gennaio 2018 è un arbitro della nostra Sezione. Oltre allo studio e l’arbitraggio Leonardo dedica molto del suo tempo libero al volontariato preso la Polisportiva castelli Insieme Onlus.

“Leonardo – recita il comunicato del Quirinale – all’età di 11 e stato vittima di bullismo, ma ha reagito donando il proprio impegno a favore dei più deboli. Fin da piccolo ha mostrato empatia verso i compagni in difficoltà e ora è impegnato, da volontario, nelle sezioni di sport integrato e nelle attività di supporto all’hockey su sedia a rotelle. Il suo sostegno attivo ai ragazzi con disabilità è un esempio di come l’inclusione consenta di superare pregiudizi e barriere”.

Hai ricevuto questo premio a seguito del tuo impegno nel volontariato a sostegno di ragazzi con disabilità, com’è maturata questa decisione di dedicare il tuo tempo libero al volontariato?

L’incontro con la Polisportiva Castelli Insieme Onlus è stato per me una salvezza. Quando ho iniziato ad aiutare questi ragazzi avevo 11 anni, ed ero vittima di bullismo, avevo necessità di distrarmi, di pensare ad altro, e mi sono avvicinato a quest’associazione, pensavo di aiutare io loro… invece sono stati loro ad aiutare me.

In che modo ti hanno aiutato?

Sono ragazzi straordinari, è vero non hanno le gambe, ma hanno un cuore ed una testa enorme. Mi hanno dato la forza di reagire. A oggi gli devo molto.

Da un anno sei Arbitro di calcio, cosa ti ha portato in questo mondo?

Ho conosciuto la Sezione di Albano Laziale al polo di Cecchina, perché quando avevo 14 anni qualche volta, mi sono allenato insieme con loro. Ricordo che la prima volta chiesi se potevo correre con loro, mi risposero di si, poi andai altre volte. Compiuti i 15 anni mi sono iscritto al corso e da un anno sono un arbitro a tutti gli effetti.

Quali sono le tue aspettative, sogni di arrivare in Serie A?

Assolutamente no! Ho scelto di fare l’arbitro perché mi piace il calcio, ma essendo negato a giocarlo mi sono detto ecco un modo per scendere in campo. In questo momento non ho l’ambizione di arrivare in Serie A, però certo se dovesse arrivare ne sarei contento. 

In che modo gli atti di bullismo, di cui sei stato vittima, hanno influito sulla decisione di diventare arbitro?

Sono sempre stato timido ed impacciato, ho sempre avuto un carattere fragile, ho pensato che diventare arbitro avrebbe potuto aiutarmi a migliorare e crescere caratterialmente. Oggi posso affermare con certezza che è stata una scelta azzeccata.

In che modo l’arbitraggio sta influendo sul tuo carattere?

Ho diretto appena tredici gare, ma posso dire già di essere “cresciuto”. Apparentemente si può pensare che arbitrare una partita sia facile, perché un arbitro ha il coltello dalla parte del manico, ma non è così semplice. Un arbitro deve essere equilibrato, autorevole ma non autoritario e non sempre così facile, l’arbitro in campo non comanda… arbitra!

Cosa ricordi della tua prima partita?

Era Borghesiana contro Ciampino di giovanissimi provinciali, una tragedia. Ero agitatissimo prima della gara, ed a fine gara mi sono reso conto di quanto avessi fatto male, ma è stata la prima, credo sia normale.

Raccontaci qualcosa della premiazione, cosa ti ha detto il Presidente Mattarella?

La cerimonia è stata bellissima, sono rimasto emozionato dall’inizio alla fine, una giornata che probabilmente ricorderò per tutta la vita. Eravamo ventinove ragazzi provenienti da tutta Italia, il Presidente Mattarella ci ha definiti Costruttori di Comunità, si è congratulato più volte sia durante la consegna dell’onorificenza, sia durante la foto di gruppo finale. Durante la consegna dell’onorificenza non sono riuscito a ringraziare il Presidente Mattarella, perché ha ringraziato più volte lui me… la cosa mi ha colpito molto!

Ed ora quali sono i tuoi progetti per il futuro?

In questi giorni ho ricevuto molti inviti, soprattutto da istituiti scolastici, per raccontare la mia esperienza. Cercherò di rispondere a quanti più inviti possibili, perché ritengo sia importante portare la mia testimonianza, e magari aiutare chi si trova nella stessa situazione in cui mi sono trovato io. Voglio continuare con il volontariato, perché quei ragazzi sono come fratelli. Soprattutto voglio continuare ad arbitrare, perché so che proseguendo a farlo diventerò un uomo migliore, e chissà magari arrivare in serie A.

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